RIMINI: Caso Pierina, pm Paci chiede l’ergastolo per Louis Dassilva | VIDEO
CRONACA -
Ergastolo. È la pena chiesta dal pm Daniele Paci alla Corte d’Assise di Rimini per Louis Dassilva, unico imputato per l’uccisione di Pierina Paganelli, avvenuta il 3 ottobre 2023 in via del Ciclamino.
Cinque ore di requisitoria in cui il magistrato ha ripercorso tutte le tappe del processo dalla sera dell’omicidio alla mattina del ritrovamento del cadavere, andando indietro nei mesi ricostruendo la relazione extraconiugale tra il 36enne senegalese e la nuora della vittima, Manuela Bianchi.
L’accusa ha sempre ritenuto come movente la relazione amorosa tra i due. Secondo il Pm, Dassilva si è scagliato contro la suocera della sua amante per far sì che quella relazione nascosta non venisse a galla. L’imputato si è sempre professato innocente.
Paci ha premesso che “la pista dei fratelli Bianchi (Manuela e Loris, ndr) non è mai esistita, se non fra i leoni da tastiera”. Sulla ricerca del dna, non sono mai state trovate tracce sulla vittima, perché i suoi indumenti sono stati mal conservati. Ma le scarpe di Dassilva – ha ricordato il pm – sono risultate molto pulite, come dopo un lavaggio. Restando sugli indizi, la cam3 non è riuscita a confermare che fosse Dassilva l’uomo ritratto la sera dell’omicidio all’esterno del garage, ma è stato escluso che fosse il vicino di casa Neri. Inoltre, l’analisi dell’intelligenza artificiale ha ritenuto che quella figura fosse Dassilva con un punteggio di 9.2 su 10.
Paci è poi ritornato sul misterioso incidente strada che ridusse in fin di vita il figlio di Pierina, Giuliano Saponi, all’epoca marito della Bianchi. “L’unica che non crede all’incidente è Manuela Bianchi che chiede di indagare”, ha ricordato il pm.
Paci ha argomentato, poi, il movente. Pierina aveva dimostrato di volere scoprire in tutti i modi chi fosse l’amante della nuora. Valeria Bartolucci sarebbe stata pronta a cacciare di casa il marito per via del tradimento. “Pierina poteva mandare all’aria tutto”, ha concluso Paci, ovvero la vita che Dassilva si era costruito in Italia e la possibilità di sostenere economicamente la famiglia in Senegal.
Tra gli ulteriori indizi riportati dal pm vi è la simulazione della zoppia da parte di Dassilva, il fatto che quest’ultimo avrebbe consegnato indumenti errati agli investigatori, l’iniziale versione della Bianchi che tutelava Dassilva, giustificata con l’innamoramento. E poi il tablet di Pierina che è stato spostato all’1,23 di notte, dopo l’omicidio, e il telefono di Dassilva che ha registrato dei suoi passi 12 minuti dopo.
Il pm ritiene valide: l’aggravante della minorata difesa per avere commesso il fatto in orario notturno approfittando delle condizioni di tempo, luogo ed età della vittima 78enne; l’aggravante della crudeltà, perché le prime 27 coltellate hanno voluto far soffrire la donna senza ucciderla, prima delle due ultime due coltellate decisive; l’aggravante -dei motivi abbietti, perché ha scelto di eliminare una minaccia alla sua condizione di vita; l’aggravante della premeditazione, per via della modalità dell’agguato. Ritiene che non vengano concesse le attenuanti generiche.