29 LUGLIO 2026

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29 LUGLIO 2026 - 16:48


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ROMAGNA: ZES Unica, per Patuelli estendere oltre il torrente Tavollo | VIIDEO

La ZES (Zona Economica Speciale) Unica continua a essere uno degli strumenti principali della politica industriale italiana. Dopo la proroga del credito d’imposta sugli investimenti fino al 2028 e con le prossime scadenze previste dal Decreto Coesione entro il 30 settembre 2026, il confronto si sposta ora su un possibile ampliamento dell’area interessata dagli incentivi. Secondo il presidente dell’ABI Antonio Patuelli, dopo l’inclusione di Marche e Umbria nella ZES Unica, è arrivato il momento di valutare l’estensione del modello anche ai Comuni del Centro-Nord che presentano condizioni di particolare svantaggio economico e sociale. Il riferimento è soprattutto alle aree dell’Appennino romagnolo, ma anche ad altri territori montani caratterizzati da spopolamento, disoccupazione e progressiva perdita del tessuto produttivo. La proposta prevede un censimento dei Comuni interessati per verificarne la compatibilità con i criteri previsti dalla normativa europea e consentirne un eventuale inserimento nella ZES. È il torrente Tavollo a segnare oggi il confine della ZES Unica tra Marche e Romagna. Un limite che, secondo il presidente dell’ABI Antonio Patuelli, dovrebbe essere superato per consentire l’accesso agli incentivi anche ai Comuni del Centro-Nord che vivono situazioni di particolare difficoltà.

L’obiettivo è mettere a disposizione procedure amministrative più snelle, crediti d’imposta sugli investimenti e incentivi alle assunzioni, con l’intento di attrarre nuovi capitali, creare occupazione e contrastare il declino delle aree interne.




ALTRE NOTIZIE DI ECONOMIA

EMILIA-ROMAGNA: Giovani imprenditori, il Manifesto della Scuola politica cooperativa

Formare una nuova generazione di cooperatori capace di affrontare le trasformazioni economiche e sociali, assumere responsabilità nelle imprese e contribuire alla rappresentanza del movimento cooperativo. È l'obiettivo del percorso promosso da Confcooperative Emilia-Romagna e dal Gruppo Giovani Imprenditori, che ha portato alla presentazione del Manifesto della Scuola politica cooperativa. Il documento nasce dall'esperienza della prima edizione della scuola, organizzata nell'ottobre 2025 a Monte Sole, nel territorio di Marzabotto, dove oltre 30 giovani tra imprenditori, dirigenti e collaboratori di cooperative provenienti da tutta la regione si sono confrontati sui principali cambiamenti in atto nella società e nell'economia. «Il futuro della cooperazione dipende certamente dalla capacità delle nostre imprese di essere competitive, ma anche dalla qualità delle persone che saranno chiamate a guidarle e a rappresentarle», sottolinea il presidente di Confcooperative Emilia-Romagna, Francesco Milza. Per Milza, il ricambio generazionale «non può essere ridotto a un semplice passaggio di testimone», ma deve mettere in relazione esperienza e innovazione, creando «concretamente le condizioni perché le nuove generazioni possano assumere responsabilità, anche negli organi amministrativi delle cooperative e nei luoghi della rappresentanza». La presentazione del Manifesto si è svolta al Palazzo della Cooperazione di Bologna, in occasione della prima riunione dopo la pausa estiva del Gruppo Giovani Imprenditori, che ha anche definito le linee di lavoro per i prossimi mesi. La Scuola politica cooperativa, dal titolo "La cooperazione che si fa istituzione", era stata organizzata negli spazi della cooperativa di comunità Il Poggiolo – Rifugio Re_esistente, in collaborazione con AICCON. Il programma aveva affrontato temi quali disuguaglianze ed economia sociale, migrazioni, amministrazione e democrazia, neomutualismo digitale, filiere produttive e distretti cooperativi. «Quell'esperienza ci ha confermato quanto sia urgente tornare a parlare di politica nel senso più ampio del termine e della funzione politico-sindacale che un'associazione come la nostra è chiamata a esercitare», afferma Eduardo Raia, presidente dei Giovani Imprenditori di Confcooperative Emilia-Romagna. L'obiettivo, spiega, è comprendere le cause delle disuguaglianze e contribuire alla costruzione «di un sistema economico e sociale più giusto». Il Manifesto, redatto da AICCON e curato da Andrea Baldazzini, responsabile dell'Area Welfare ed Economia Sociale, raccoglie e sviluppa le riflessioni emerse durante la scuola, proponendo una riflessione sul futuro della rappresentanza cooperativa. Al lavoro hanno contribuito, tra gli altri, il direttore di Confcooperative Emilia-Romagna Pierlorenzo Rossi, Andrea Sangiorgi, presidente dei Giovani Imprenditori di Confcooperative, il funzionario con delega ai giovani Davide Pieri, Francesca Battistoni di Social Seed e il direttore di AICCON Paolo Venturi, oltre ad alcuni partecipanti alla prima edizione. Tra le proposte emerge anche un nuovo modello di formazione alla rappresentanza cooperativa, basato su quattro elementi: coscienza di luogo, apertura al confronto con realtà esterne al mondo cooperativo, prospettiva intergenerazionale e valorizzazione dell'informalità e della residenzialità. «La capacità del movimento cooperativo di costruire il proprio futuro passa dall'innovazione imprenditoriale, ma anche da quella della rappresentanza», osserva Baldazzini, secondo cui «sfide sistemiche richiedono risposte sistemiche» e quindi una rappresentanza capace di rinnovarsi. Il percorso non si fermerà alla prima edizione. Confcooperative Emilia-Romagna e il Gruppo Giovani Imprenditori stanno infatti lavorando alla seconda edizione della Scuola politica cooperativa, prevista tra l'autunno e l'inverno del 2026, con l'obiettivo di dare continuità all'esperienza avviata a Monte Sole.