17 GENNAIO 2026

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17 GENNAIO 2026 - 11:44


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EMILIA-ROMAGNA: Carovita, Rimini tra le più costose in Italia | VIDEO

L’Emilia Romagna è tra le aree più colpite dall’aumento del costo della vita nel 2025, secondo la classifica elaborata dall’Unione Nazionale Consumatori sui dati dell’inflazione media annua diffusi dall’Istat. A trainare la regione è Rimini che si colloca al terzo posto assoluto tra le città più care d’Italia: con un’inflazione del 2,2 per cento la spesa aggiuntiva per una famiglia tipo supera i 600 euro annui, attestandosi a 606 euro rispetto al 2024. Il dato riminese assume un peso particolare perché colloca un capoluogo emiliano-romagnolo sul podio nazionale nonostante un tasso di inflazione non il più elevato in termini percentuali. A incidere è il livello complessivo dei prezzi e dei consumi che trasforma l’aumento percentuale in una stangata concreta per i bilanci familiari. Nel quadro regionale, l’Emilia Romagna si colloca al nono posto tra le regioni più care del 2025, inserendosi nel gruppo delle aree del Centro-Nord dove l’impatto dell’inflazione si traduce in rincari consistenti, soprattutto nei territori a forte vocazione turistica e commerciale. Il confronto con le città più virtuose del Sud, dove l’aggravio resta sotto i 250 euro annui, evidenzia un divario sempre più marcato nel costo della vita che penalizza in particolare le famiglie emiliano-romagnole a reddito medio, già alle prese con l’aumento delle spese per casa, servizi e beni di consumo.

 




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ROMAGNA: Cassa di Ravenna chiude il 2025 con utili in forte crescita

Crescono utili, dividendi e solidità patrimoniale per la Cassa di Ravenna Spa, capogruppo dell’omonimo gruppo bancario privato e indipendente fondato nel 1840. Il Consiglio di amministrazione, su proposta del direttore generale Nicola Sbrizzi, ha approvato i risultati individuali e consolidati del 2025, illustrati dal presidente Antonio Patuelli in una lettera agli azionisti. La Cassa ha chiuso l’esercizio con un utile lordo di 64,5 milioni di euro, in aumento del 22,83%, e un utile netto di 48,7 milioni (+31,62%), dopo il pagamento di 17,157 milioni di euro di imposte, comprese quelle sulla riserva indisponibile costituita nel bilancio 2023. Il Consiglio ha deliberato la proposta di distribuzione di due dividendi: uno ordinario, in ulteriore crescita rispetto all’anno precedente, e uno straordinario derivante dall’affrancamento della riserva inizialmente indisponibile. La somma complessiva equivale a un’azione ogni 17 possedute, senza oneri fiscali per gli azionisti, oppure – a richiesta – a un dividendo in contanti pari a 97 centesimi lordi per azione (80 centesimi ordinari e 17 straordinari). Una scelta che, sottolinea la banca, ha anche una rilevante utilità sociale, in particolare per le iniziative della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, principale azionista. Nel 2025 si è ulteriormente rafforzata la solidità patrimoniale: il CET1 ratio della Cassa si attesta al 25,44% e il Total Capital Ratio al 26,13%. Positivi anche i principali indicatori economici, con un margine di interesse pari a 79,4 milioni (+3,69%), commissioni nette a 57,4 milioni (+8,45%) e un margine di intermediazione di 161,9 milioni (+9,98%). Le rettifiche e gli accantonamenti per rischio di credito, definiti prudenti, scendono a 14,1 milioni (-4,68%). In crescita la raccolta, con quella diretta che sale a 4.684 milioni (+1,10%) e quella indiretta a 6.532 milioni (+16,41%), per una raccolta globale di oltre 11,2 miliardi (+9,5%). I crediti deteriorati netti si riducono del 65,37% e rappresentano lo 0,79% dei crediti totali. Le erogazioni di mutui alle famiglie segnano un balzo del 36,8%, mentre gli impieghi complessivi diminuiscono del 2,46% per effetto di cessioni pro-soluto di crediti deteriorati e della minore domanda da parte delle imprese. Nel corso dell’anno sono state inaugurate due nuove filiali, a Cervia e Comacchio. Positivo anche il bilancio consolidato del Gruppo Cassa, che chiude il 2025 con un utile lordo di 78,8 milioni (+3,98%) e un utile netto di 51,3 milioni (+7,92%). I coefficienti patrimoniali di vigilanza risultano ampiamente superiori ai requisiti regolamentari: il CET1 ratio sale al 20,87% a fronte dell’8,66% richiesto, mentre il Total Capital Ratio raggiunge il 21,89% contro il 12,86% previsto. La raccolta globale consolidata cresce a 15,8 miliardi di euro (+8,3%), con un forte aumento del risparmio gestito, mentre i crediti deteriorati netti del Gruppo scendono allo 0,83% degli impieghi (-37,2%). Risultati che, sottolinea la banca, sono legati anche ai significativi interventi di efficientamento tecnologico, realizzati con il contributo del CSE, centro servizi innovativo del Gruppo.