8 APRILE 2026

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NOTIZIA DI CRONACA

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8 APRILE 2026 - 18:37


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BOLOGNA: Donna morì dopo colecistectomia, un chirurgo a processo

Tre medici assolti in abbreviato, non luogo a procedere per altri due e uno rinviato a giudizio. E' l'esito dell'udienza preliminare, davanti al Gup del Tribunale di Bologna, per la morte di Annalia Scarafile, deceduta il 19 maggio del 2023, a 36 anni, dopo un intervento di colecistectomia che le portò una serie di complicazioni. La donna era stata ricoverata nel marzo 2023 all'ospedale Maggiore, per i dolori causati da calcoli biliari. A maggio si ricoverò poi alla Week surgery di Budrio, unità distaccata della chirurgia del Sant'Orsola dove fu sottoposta a colecistectomia e dimessa dopo tre giorni. Ma la 36enne iniziò ad avere forti dolori addominali e si rivolse nuovamente al Maggiore. Dal quale però fu dimessa senza che, secondo l'accusa, i sanitari si accorgessero di un'emorragia che, insieme ad altre complicanze, né causò la morte. Il pm Marco Imperato aveva chiesto due assoluzioni e una condanna a sei mesi per i tre medici che avevano scelto il rito abbreviato e che poi sono stati assolti dal Gup, mentre per gli altri tre professionisti che avevano scelto il rito ordinario aveva chiesto due proscioglimenti e un rinvio a giudizio, con il giudice che ha mandato a processo uno dei chirurghi che eseguirono l'intervento. La famiglia della donna non si era costituita parte civile perché nel frattempo aveva accettato il risarcimento, uscendo così dall'udienza preliminare. "La materia della colpa professionale tratta processi tecnicamente complessi nei quali proprio dal confronto tra le parti e i consulenti possono sorgere dati critici che non consentono di ritenere dimostrata la responsabilità penale al di là di ogni ragionevole dubbio", ha commentato la Procura. "Questo in particolare in presenza di vicende nelle quali si sono susseguiti gli interventi di più professionisti. L'esito assolutorio del procedimento per diversi indagati - ha aggiunto - in questo caso anche largamente condiviso dal Pm titolare nelle sue richieste, non contraddice l'importanza e talvolta la necessità dell'accertamento e del confronto processuale dinanzi ad un giudice terzo".




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FORLI’: Morti in ambulanza, tutti i comportamenti sospetti di Spada

Avrebbe deciso su chi agire in base alle condizioni di salute, prediligendo i pazienti anziani con patologie pregresse, in modo da destare meno sospetti in caso di decesso. E’ uno dei dettagli che emerge dalle indagini della procura di Forlì sull’inchiesta per la morte di alcuni anziani in ambulanza, per cui è indagato l’ex soccorritore della Croce Rossa Luca Spada, in carcere con l’accusa dell’omicidio pluriaggravato dell’85enne Deanna Mambelli, e indagato per altri cinque decessi. Spada avrebbe avuto l’abitudine di sottolineare le precarie condizioni di salute delle persone da trasportare, allo scopo di giustificare un eventuale decesso durante i trasferimenti in ambulanza. Secondo le indagini, l’indagato avrebbe anche utilizzato alcune scuse per chiedere un cambio ai colleghi alla guida dei mezzi sanitari, in modo da poter stare nel vano insieme ai pazienti. Per chiarire tutte queste circostanze i carabinieri di Forlì, coordinati dalla procura, hanno deciso di risentire i testimoni perchè sarebbero troppi gli aspetti che non tornano fra le informazioni raccolte e quello che Spada ha raccontato mercoledì nelle quattro ore di interrogatorio. I legali di difesa, invece, attendono anche che arrivi la trascrizione dell'interrogatorio per avanzare una richiesta di scarcerazione. Dalle carte delle indagini emerge una ricostruzione di una delle vicende più centrali di questa storia, ovvero la telecamera montata sull'ambulanza il 25 novembre 2025, con l'obiettivo di coglierlo sul fatto. La telecamera non aveva funzionato, venne sistemata dai carabinieri e solo il giorno dopo, il 26 novembre, quando la donna per il cui omicidio Spada è finito in carcere era già morta, lui si accorse della presenza del dispositivo a bordo dell'ambulanza.