RIMINI: Caso Pierina, la nuora Manuela convocata immediatamente in aula
Convocata immediatamente a testimoniare Manuela Bianchi in Corte d'assise a Rimini, nel processo sull'omicidio di Pierina Paganelli per cui è imputato Louis Dassilva. La decisione è arrivata al termine di una deposizione controversa che ha richiesto diverse pause, quella di Romina Sebastiani: la donna amica di Bianchi, nuora di Pierina, è stata sentita per la seconda volta. Una testimonianza a ritrattazione dell'udienza del 26 gennaio al termine della quale la donna era stata denunciata perché reticente. Interrogata dagli inquirenti subito dopo l'udienza di gennaio, la testimone aveva raccontato di tutte le confidenze di Bianchi. Le stesse confidenze che Sebastiani ha riferito oggi e cioè che Bianchi le aveva detto di aver mentito al gip in incidente probatorio quando raccontò di aver incontrato Dassilva nel garage di via del Ciclamino, la mattina del 4 ottobre 2023 prima del rinvenimento del cadavere. Particolare che portò la Procura ad accusare Dassilva. "Era il 15 aprile del 2025, eravamo a casa di Manuela e lei mi disse: 'ma ti rendi conto che se Louis è in carcere è colpa mia'".
Sebastiani, difesa dall'avvocato Piero Venturi, ha raccontato delle modalità particolari in cui la nuora Manuela si confidò: mentre a voce alta riconfermava le accuse nei confronti di Dassilva con il labiale indicava che non era vero. Una modalità che la testimone ha spiegato alla luce del fatto che la nuora Manuela temeva di essere intercettata. Quelle confidenze le aveva quindi riversate in messaggi a se stessa perché "sento d doverlo dire alle autorità", registrava sul telefonino. Nel corso della deposizione di oggi, Sebastiani ha raccontato che il 5 maggio 2025 Manuela Bianchi le aveva detto che il capo della squadra mobile l'aveva indotta a raccontare quanto accaduto la mattina del ritrovamento del cadavere. E in un successivo incontro Bianchi aveva detto che invece era stato il pubblico ministero. Nel controinterrogatorio, il pm Daniele Paci ha letto alcuni messaggi inviati a se stessa dalla testimone in cui diceva "di non sapere ciò che era vero. Forse ho capito male". Poi la Procura ha fatto riferimento ad un disturbo diagnosticato di borderline confermato dalla testimone. I difensori di Dassilva, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, hanno chiesto che fosse effettuato un faccia a faccia tra Bianchi e Sebastiani. La Corte alla fine su richiesta delle parti e su prove documentali, ha ritenuto che all'esito dell'istruttoria compiuta si debba procedere ad assumere la testimonianza di Manuela Bianchi con l'esclusivo riferimento alle circostanze oggi riferite da Sebastiani. La Corte ha anche deciso che non vi è esigenza di procedere ad espletare il confronto fra l'imputato Dassilva e la teste Bianchi per cui ne disposta l'immediata citazione.
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