6 SETTEMBRE 2025

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NOTIZIA DI CRONACA

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6 SETTEMBRE 2025 - 09:00


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FORLÌ: Alluvione a Villafranca, assolti i tre imputati, "Il fatto non sussiste"

È arrivato ieri il verdetto di primo grado sul processo per l’alluvione che il 13 maggio 2019 colpì Villafranca e, in parte, San Martino in Villafranca, quando il fiume Montone ruppe l’argine e l’acqua raggiunse in alcuni punti il metro d’altezza. Più di mille persone furono costrette a lasciare le proprie case e i danni ammontarono a centinaia di migliaia di euro, poi risarciti nel 2025 dalla Regione con un indennizzo complessivo di circa 600mila euro, ripartiti tra 89 alluvionati.

I tre imputati – Tonino Maria Bartolotta, legale rappresentante della ditta esecutrice dei lavori sul ponte dell’A14; Michele Renzi, all’epoca direttore del Terzo Tronco di Autostrade per l’Italia (oggi in carcere per la strage dell’Acqualonga del 2013); e Graziano Pastorelli, ingegnere della società – erano accusati di inondazione colposa. Per loro la procura, con la pm Federica Messina, aveva chiesto un anno e due mesi di reclusione, sostenendo che non fossero state comunicate alle autorità competenti criticità già segnalate e che i lavori di somma urgenza, avviati a dicembre 2018, fossero stati eseguiti con imperizia.

Secondo l’accusa, proprio il cantiere sotto il ponte sarebbe stato decisivo: nei giorni successivi all’alluvione venne infatti rilevata una falla nell’argine in corrispondenza del viadotto, che con le piogge della primavera successiva cedette ulteriormente, aggravando i danni.

La difesa ha però ribaltato la prospettiva. Gli avvocati hanno sottolineato che il buco sull’argine non era conseguenza dei lavori, bensì una criticità preesistente, già documentata in perizie e relazioni tecniche sin dal 2003. In particolare, l’avvocato Gianluca Lebro, difensore di Pastorelli, ha ricordato che lo stato dell’alveo e dei canali di scolo era stato definito pessimo e intasato ben 16 anni prima del nubifragio. Una responsabilità che – a detta della difesa – andava ricondotta non agli imputati, ma all’ente incaricato della manutenzione ordinaria.

Anche le altre difese, rappresentate dalle avvocate Serena Costa e Maria Luisa Caliendi, hanno insistito sullo stesso punto: senza una regolare manutenzione preventiva, l’esondazione non avrebbe avuto effetti tanto gravi.

Il giudice monocratico Federico Casalboni ha accolto questa linea, pronunciando l’assoluzione con la formula più netta: il fatto non sussiste. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 90 giorni, ma già ora il pronunciamento segna un punto fermo: l’inondazione c’è stata, ma la responsabilità penale non ricade s




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