15 SETTEMBRE 2025

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NOTIZIA DI CRONACA

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15 SETTEMBRE 2025 - 11:49


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BOLOGNA: Caso Gualandi, capo dei vigili racconta la sua relazione con la vittima

È ripreso oggi davanti alla Corte d’Assise di Bologna, dopo la pausa estiva, il processo a Giampiero Gualandi, ex comandante della Polizia Locale di Anzola Emilia, imputato per l’omicidio volontario aggravato di Sofia Stefani, la collega 33enne con cui aveva una relazione extraconiugale. La giovane è stata uccisa il 16 maggio 2024, con un colpo partito dalla pistola d’ordinanza di Gualandi all’interno del comando di Anzola. Per la Procura si è trattato di un gesto intenzionale, aggravato dai futili motivi e dal legame affettivo; la difesa sostiene invece la tesi dell’incidente durante una colluttazione.

Nel corso dell’interrogatorio di oggi, l’imputato ha ribadito di non aver mai usato violenza contro Stefani, riferimendosi a un episodio avvenuto l'anno prima: 
«Non ho mai colpito nessuno nella mia vita, tantomeno Sofia. Il 13 dicembre 2023 eravamo nel parcheggio vicino casa dei suoi genitori. Ci baciammo e il mio dente sbatté contro il suo, che già aveva un frammento rotto. Quando se ne accorse, ebbe una reazione furiosa, mi colpì con dei pugni sul costato e prese a calci lo sportello dell’auto. Poi si calmò, chiamò il dentista e più tardi mi chiese scusa».

Gualandi ha confermato che tra lui e Stefani ci furono scambi di messaggi e immagini a sfondo sessuale, riferendo che tutto nacque dalla passione della donna per il film Cinquanta sfumature di grigio:
«Una volta Sofia prenotò una stanza in un locale che riproduceva una location del film, ma poi disdisse».
Sul cosiddetto “contratto di sottomissione sessuale”, emerso nelle scorse udienze, l’ex comandante ha detto: «Era un gioco. Mi pare di averlo redatto io e di averlo mandato a lei, ma non ricordo se lo firmò». Rispondendo alle domande della parte civile, Gualandi ha ammesso che con Sofia ci furono anche «momenti di intimità, non frequenti, in ufficio ad Anzola». A proposito di una chiavetta usb sequestrata con materiale sessuale, ha dichiarato di «non ricordare se Sofia fosse a conoscenza» e di «non ricordare» se alcune foto fossero state scattate all’interno degli uffici.

Nel corso dell’udienza, Gualandi è tornato a rivolgere un pensiero alle persone più vicine a Stefani: «La volta scorsa ho chiesto perdono ai genitori e ai suoi cari, ma ho dimenticato di chiedere perdono a Stefano, il suo fidanzato. Lo faccio ora» Infine, parlando del rapporto con la collega, l’imputato ha sottolineato la differenza d’età e il peso della propria situazione familiare: «Per quanto fossi legato a Sofia, non potevo pensare di lasciare la mia famiglia. Io avevo 62 anni, lei 33. Lei non accettava questa decisione e temeva di perdere il lavoro senza il mio appoggio».




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