31 LUGLIO 2025

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31 LUGLIO 2025 - 11:16


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RAVENNA: Motociclista trovato dopo 8 giorni, indagini per omicidio colposo | VIDEO

E’ stato aperto un fascicolo per omicidio colposo per la morte di Vittorio Buccioli, motociclista ravennate il cui corpo è stato trovato dopo 8 giorni dall’incidente. Nelle ricerche è intervenuta anche l’associazione Penelope.

Ci sono voluti otto giorni per trovare Vittorio Buccioli, il 58enne ravennate scomparso la sera del 21 luglio dopo una cena con amici a Marina Romea. Il corpo della vittima è stato ritrovato a pochi chilometri da casa, adagiato a lato di un fosso, dove era finito con la sua moto. Per fare luce sulla dinamica dell’incidente, la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disposto l’autopsia sul cadavere.

Nel frattempo si discute sulla tempistica delle ricerche attivate. Rintracciare Buccioli in tempo avrebbe forse permesso di salvargli la vita. “Qualcosa evidentemente non ha funzionato”, spiegano dall’associazione Penelope, da sempre impegnata nei casi di persone scomparse. I volontari dell’associazione sono stati tra i primi a essere contattati dai familiari: “Le ricerche non sono partite nell'immediatezza – spiega Barbara Iannuccelli, avvocata dell’associazione Penelope – nonostante il figlio sostenesse con certezza che il padre aveva avuto un incidente. Sostanzialmente, si è data per scontata un’ipotesi di allontanamento volontario, che ha ritardato l’attivazione delle ricerche”.

Esiste una legge, approvata nel 2012, che ha di fatto eliminato l’attesa di 48 ore prima di far partire le operazioni di ricerca. Una legge che, tuttavia, in molti casi non viene applicata: “In un passaggio dell’articolo di legge si afferma chiaramente che l’ufficio di polizia deve attivare immediatamente le ricerche e segnalare il caso al prefetto, che a sua volta deve coinvolgere il Commissario provinciale per le persone scomparse”.

Resta ancora da stabilire la data e l’ora del decesso. La relazione sull’esame autoptico del corpo di Buccioli è attesa per i primi di settembre.




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RIMINI: Imprenditore denunciò figlia illegittima ed ex fiamma per estorsione, assolte

La figlia non riconosciuta di un facoltoso imprenditore brianzolo, era stata denunciata dal padre naturale insieme con la mamma per estorsione e tentata estorsione. Giovedì pomeriggio però entrambe le donne, difese dagli avvocati Piero Venturi, Matteo Miniutti e Mario Barberini, sono state assolte con formula piena dal giudice Andrea Falaschetti perché il fatto non sussiste. Le due, la mamma di 60 e la figlia di 39 anni residenti a Rimini, erano state denunciate per estorsione da un imprenditore di Monza patron di molti centri commerciali e oggi 85enne, perché da quando era nata la bimba, le richieste di soldi erano state avanzate per mantenere segreta la relazione. Secondo il capo di imputazione intatti l'imprenditore negli anni avrebbe versato oltre circa un milione di euro di cui 450 mila euro per l'acquisto di una villa. Nel frattempo però - come hanno dimostrato gli avvocati delle due imputate - fino al 2020, i contatti tra la figlia non riconosciuta e il padre vi erano stati, tanto che l'85enne aveva promesso di inserirla nel testamento. Non solo, l'imprenditore avrebbe anche continuato a frequentare la mamma della figlia illegittima. L'uomo, giunto al secondo matrimonio e con 4 figli legittimi, ad un certo punto aveva cambiato idea sulla paternità e aveva presentato denuncia. Mamma e figlia sono state assolte anche perché al termine di una causa civile davanti al Tribunale di Milano, il giudice ha riconosciuto la genitorialità nonostante l'uomo si fosse rifiutato di sottoporsi al test del Dna. L'imprenditore e la 60enne si erano conosciuti negli anni Ottanta a Campione d'Italia dove la donna lavorava