7 DICEMBRE 2023

16:05

NOTIZIA DI CRONACA

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7 DICEMBRE 2023 - 16:05


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FERRARA: Si impossessa di 56 biciclette, denunciato ultraottantenne

Si è impossessato di oltre una cinquantina di biciclette, lasciate aperte nelle rastrelliere o appoggiate a muri e recinzioni a Ferrara. Protagonista della vicenda un ultraottantenne fermato dagli uomini della Polizia Locale Terre Estensi e denunciato a piede libero con l'accusa di furto aggravato e ricettazione. Nell'abitazione dell'anziano - fermato lo scorso 15 novembre dopo alcuni appostamenti - sono state trovate 56 biciclette rubate con una modalità ricorrente: una volta sottratta una bici, infatti, l'uomo lasciava la sua legata nelle vicinanze e tornava a casa per depositare il mezzo rubato e poi prendere l'autobus e andare a recuperare la sua. L'ultraottantente è stato fermato dagli agenti della Polizia Locale che - dopo averlo visto rientrare a casa su una mountain bike verde, salire sull'autobus e tornare all'abitazione con la sua bicicletta - si sono recati all'istituto 'Bachelet' per verificare se la mountain bike fosse stata rubata ad uno studente. Appurato il furto e sporta denuncia da parte dei genitori del ragazzo minorenne, gli agenti hanno bussato alla porta dell'uomo e, entrati in casa, hanno riconosciuto la bicicletta dietro la tavola della cucina. Bicicletta che l'uomo ha detto di avere acquistato per 120 euro. Perquisita l'abitazione, è stata accertata la presenza di altre biciclette sia all'interno della casa che nella cantina e anche nel box in cortile: in tutti i locali sono state rinvenute ben 56 biciclette, ora poste sotto sequestro, che sono costate all'anziano una denuncia a piede libero.




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BOLOGNA: Esplosione alla centrale di Suviana, il racconto dei soccorritori

Partire immediatamente pur senza conoscere appieno la situazione, intubare persone in condizioni estreme e supportare, non solo fisicamente, sia i feriti che i loro parenti. Sono alcuni degli aspetti più importanti che hanno caratterizzato l'intervento dei professionisti del 118 subito dopo lo scoppio alla centrale idroelettrica di Bargi di una settimana fa. A Bologna, alcuni fra i primi ad arrivare sulle rive del lago di Suviana per i soccorsi, hanno raccontato la propria esperienza, a margine di un convegno proprio sul tema delle maxi-emergenze “Alcuni avevano ustioni al volto, altri problematiche a livello respiratorio e quindi dovevano essere intubati precocemente per evitare tutte le conseguenze provocate dall'ustione interna”. Diana De Maria, infermiera del 118 bolognese da oltre dieci anni, è stata fra le primissime ad intervenire lo scorso 9 aprile, poco dopo lo scoppio tragico alla centrale di Bargi. Era a bordo del primo dei quattro elicotteri sanitari giunti a Suviana per dei soccorsi che hanno coinvolto anche due automediche, cinque ambulanze e altri due mezzi di supporto, oltre ad un numero progressivamente crescente di professionisti, che hanno riavvolto il nastro su un intervento tempestivo, di squadra e complicato, vista la situazione, in occasione di una due giorni nel capoluogo dedicata alla formazione proprio in caso di maxi emergenze. “Gli eventi delle ultime settimane dimostrano quanto sia attuale il sistema dell'emergenza-urgenza e di quanto servano professionisti preparati come i nostri” commenta il direttore generale dell'Ausl bolognese, Paolo Bordon, mentre Daniele Celin infermiere e coordinatore di volo sanitario, sottolinea anche l'importanza della sinergia messa in campo sia all'interno del team di soccorritori, che con i vigili del fuoco, i quali pure loro avrebbero potuto aver bisogno di assistenza durante le operazioni, considerata la situazione. “È stato un evento estremamente complesso perché avevamo tante situazioni, fra crollo, allagamento e fumo” ricorda Francesco Franchini, coordinatore della centrale operativa 118. Intubare pazienti in condizioni estreme, supportare loro e i propri familiari, oltre che partire velocemente anche senza l'esatta contezza della situazione da affrontare, sono stati aspetti non secondari di un intervento che di sicuro non ha eguali nella storia recente dell'Emilia-Romagna, e non solo. “Alcuni prima di essere intubati avevano chiesto di parlare coi parenti -dice infine Lorenzo Gamberini, medico rianimatore arrivato a bordo dell'elisoccorso partito da Pavullo-. Io credo che dal punto di vista sanitario la parte più difficile sia sta gestire queste situazioni, perché non avevamo risposte da dare a nessuno”.