8 LUGLIO 2026

09:50

NOTIZIA DI ATTUALITÀ

DI

352 visualizzazioni


8 LUGLIO 2026 - 09:50


NOTIZIA DI ATTUALITÀ

DI

352 visualizzazioni



EMILIA-ROMAGNA: Uno Bianca, dove è stato trasferito Roberto Savi

Roberto Savi, ergastolano, uno dei due capi della Banda della Uno bianca insieme al fratello Fabio, è stato trasferito dal carcere milanese di Bollate a quello di Ferrara. La notizia è riportata da Il Giornale e dall'edizione bolognese di Repubblica. A giugno Roberto Savi, come anche Fabio, ristretto anche lui a Bollate, erano stati interrogati dalla Procura di Bologna nell'ambito della nuova inchiesta sulla banda della Uno bianca, riaperta dopo l'esposto dei familiari delle vittime. I magistrati si erano recati a Milano dopo le interviste televisive rilasciate dai fratelli Savi in tv.

In particolare, Roberto, parlando a 'Belve Crime', aveva sostenuto che, almeno in alcuni episodi, sarebbero stati i Servizi segreti a spingere la banda a uccidere. Tra gli episodi al centro degli accertamenti dei pm figurano l'omicidio dei carabinieri Umberto Erriu e Cataldo Stasi, uccisi a Castel Maggiore il 20 aprile 1988, e il duplice omicidio di Licia Ansaloni e Pietro Capolungo nell'armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio 1991.

Davanti ai magistrati però Roberto Savi si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre il fratello Fabio ha risposto ad alcune domande. Roberto Savi, in carcere dal 1994, nel corso della sua lunga detenzione ha cambiato diversi istituti penitenziari. 

L'AVVOCATO DI SAVI PRECISA

"Con riferimento al trasferimento del mio assistito, Roberto Savi, ritengo che lo stesso sia avvenuto nell'ambito di decisioni che la Amministrazione penitenziaria ha adottato in ragione dell'attuale sovraffollamento carcerario. Quindi nessun segnale e nessun intento punitivo da parte della Procura di Bologna e da parte della Amministrazione penitenziaria". Lo dice in una dichiarazione all'ANSA l'avvocato Donatella Degirolamo, difensore del detenuto ed ex capo della banda della Uno bianca, sul trasferimento da Bollate al carcere di Ferrara.  "Se così fosse - aggiunge - saremmo di fronte a gravissime violazioni delle norme che regolano uno Stato di diritto, considerato anche il tempo trascorso in carcere dal mio Assistito (anni 32) e la totale assenza di procedimenti disciplinari a suo carico".




ALTRE NOTIZIE DI ATTUALITÀ

RIMINI: L'operaio scende dalla gru dopo la notizia del bonifico in arrivo

Si è conclusa intorno alle 19.20, dopo quasi nove ore di tensione, la protesta dell'operaio egiziano di 25 anni che dalla mattinata di oggi era salito su una gru nel cantiere del nuovo asilo nido di via Pindemonte, a Rimini, minacciando di lanciarsi nel vuoto per denunciare il mancato pagamento degli stipendi arretrati. L'uomo è sceso solo dopo aver ricevuto la conferma dell'avvenuto bonifico delle somme dovute. La notizia del pagamento ha posto fine a una giornata caratterizzata da una complessa trattativa, condotta dai negoziatori della Polizia di Stato con il supporto di vigili del fuoco, personale del 118 e forze dell'ordine, impegnati per ore a garantire la sicurezza dell'operaio, rimasto a circa 25 metri d'altezza sotto il sole. Alla base del cantiere erano rimasti per tutta la giornata anche altri lavoratori, anch'essi di nazionalità egiziana e impiegati in diversi cantieri della zona, che avevano manifestato solidarietà al collega denunciando ritardi nel pagamento delle retribuzioni. Nel corso della vicenda è intervenuto anche il Comune di Rimini, che ha espresso vicinanza ai lavoratori e ha chiamato in causa il Consorzio Innova, referente dell'appalto pubblico per la realizzazione dell'asilo. L'amministrazione ha ricordato di aver effettuato con regolarità i pagamenti previsti all'appaltatore, chiedendo chiarimenti sulla vicenda e ribadendo la disponibilità ad attivare, se necessario, gli strumenti previsti dal Codice dei contratti pubblici per garantire il pagamento diretto ai subappaltatori. Secondo quanto riferito dalla Fillea Cgil di Rimini, gli operai lamentavano il mancato pagamento degli stipendi da circa cinque mesi e il sindacato aveva puntato il dito contro il sistema dei subappalti. La conclusione della protesta non chiude tuttavia la vicenda: restano infatti in corso gli accertamenti sulla posizione contrattuale dei lavoratori e sulle responsabilità nella gestione dell'appalto.