13 GIUGNO 2024

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13 GIUGNO 2024 - 14:46


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EMILIA-ROMAGNA: Canoni di locazione, Bologna e Rimini le più care | VIDEO

Continua la corsa dei prezzi degli affitti. Tra i capoluoghi più cari a livello nazionale vi sono Bologna e Rimini, mentre nella classifica delle province è Ravenna una di quelle in cui gli affitti costano di più.

 

 

L’emergenza abitativa degli ultimi tempi passa anche dai canoni di locazione sempre più cari. È così in tutto il Paese. Difficoltà per le famiglie che si registrano anche in Emilia-Romagna dove si trovano alcune delle città più care d’Italia.

Secondo il portale di Idealista, che analizza il fenomeno dal 2012, il prezzo medio nazionale non è mai stato così alto come nel maggio scorso: 13,9 euro al metro quadro. Questo significa che per un appartamento di 70 metri quadri bisogna sborsare ogni mese circa mille euro di affitto.

Se è Milano a confermarsi il capoluogo col canone medio più caro, oltre 23 euro al metro quadro, troviamo al terzo posto Bologna, i cui prezzi restano al di sopra della media nazionale (17 euro). Appena sotto la media c’è invece Rimini, la più cara fra i capoluoghi romagnoli.

Ma se si prende in considerazione l’intera provincia, le cose cambiano, perché Ravenna – che non appare nel primo rilevamento - schizza al quarto posto a livello nazionale con un affitto medio di quasi 23 euro al metro quadro, seguita da Rimini con 21 euro. Più distanziate Bologna con 16 e ancora più indietro Forlì-Cesena e Ferrara dove ogni metro quadro vale circa 10 euro.

In generale, l’Emilia-Romagna resta una regione piuttosto cara per i canoni, con una media attorno ai 14 euro al metro quadro, non ancora però ai livelli di Lombardia o Valle d’Aosta.




ALTRE NOTIZIE DI ATTUALITÀ

EMILIA-ROMAGNA: Suicidi in carcere, in aumento rispetto al 2023 | VIDEO

Il nuovo Codice ristretto, la guida in versione aggiornata ai diritti delle persone detenute, sarà distribuito in tutte le carceri dell'Emilia-Romagna la mattina di giovedì 18 luglio. Delegazioni composte da amministratori locali, garanti, rappresentanti delle confessioni religiose ed esponenti delle camere penali entreranno nelle strutture carcerarie di Bologna, Reggio Emilia, Parma, Modena, Piacenza, Ferrara, Ravenna e Rimini per consegnare la guida ai detenuti. A Bologna, la delegazione in visita al carcere della Dozza vede la presenza dell'arcivescovo di Bologna e presidente della Cei Matteo Zuppi e del presidente dell’Ucoii Yassine Lafram insieme con il garante regionale Roberto Cavalieri, l’assessore regionale Igor Taruffi, le consigliere regionali Silvia Zamboni e Silvia Piccinini, e il garante di Bologna Antonio Ianniello, oltre a Stefania Pettinacci, Chiara Rizzo, Luca Sebastiani, Milena Micele, Carlo Machirelli, Rosa Ugolini e Antonella Minutiello della Camera penale. Mentre a Rimini la delegazione è composta dalla presidente dell’Assemblea legislativa regionale Emma Petitti, dalla consigliera regionale Nadia Rossi, dal vescovo Nicolò Anselmi accompagnato da Viola Carando della Caritas, dall’Imam Mauro Ballabio e dal garante locale Giorgio Galavotti, oltre che da Annalisa Calvano, Susanna Megna e Martina Montanari della Camera penale. L’iniziativa, organizzata dal garante regionale dei detenuti e dalla Camera penale di Bologna con il sostegno della commissione per la Parità e i diritti delle persone dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, è stata illustrata oggi a Bologna dal garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri nel corso di una conferenza stampa nella quale sono intervenuti anche Federico Amico, presidente della commissione Parità e diritti, nonché Stefania Pettinacci e Chiara Rizzo dell'Osservatorio carcere della Camera penale di Bologna. Alla conferenza stampa erano presenti anche la vicepresidente dell'Assemblea legislativa Silvia Zamboni e la presidente della commissione assembleare Statuto Silvia Piccinini. “Il codice ristretto – spiega il garante Cavalieri – è una guida sui diritti, di facile lettura, per sostenere il detenuto nella comprensione delle modalità di accesso ai benefici penitenziari. Con la distribuzione di questo vademecum a tutti i detenuti presenti in Emilia-Romagna vogliamo sostenere la cultura dei benefici penitenziari e delle misure alternative alla detenzione”. Abbiamo pensato, aggiunge, “a un glossario che racchiuda tutte quelle che sono le possibilità che un detenuto ha rispetto al carcere, a partire dalle cosiddette misure alternative ma anche rispetto alle differenti tipologie di permessi e al lavoro esterno, con una parte dedicata a chi ha problemi collegati alle dipendenze”. Cavalieri affronta poi il tema del sovraffollamento nelle carceri: “In Emilia-Romagna siamo arrivati ad avere 3.700 persone recluse contro i 2.900 posti regolamentari, per questo è necessario l’impegno di tutti, non solo dell’amministrazione penitenziaria, per cercare di portare soluzioni al problema del carcere, a partire dalla valorizzazione delle reti territoriali che si occupano dei percorsi all’esterno rivolti ai detenuti”. Il codice ristretto nella versione aggiornata - conclude il garante regionale dei detenuti - "viene redatto anche in lingua araba e viene integrato con una nuova sezione in cui il detenuto può inserire dati sulla sua situazione carceraria". “La possibilità di scontare la pena lontani dal carcere – evidenzia quindi il presidente della commissione Parità dell'Assemblea legislativa, Federico Amico – è di gran lunga più efficace: fino a quando non cambieranno le condizioni generali che consentono di attuare le misure alternative alla detenzione, quelle dirette a realizzare la funzione rieducativa della pena, anche il problema del sovraffollamento rimarrà irrisolto. Questo anche se si costruissero nuove strutture di reclusione”. “Altrettanto cruciale – aggiunge – è il tema dei detenuti non residenti in regione. Per programmare l’esecuzione delle pene alternative, che preparino a un reinserimento virtuoso, è importante creare le condizioni per ridurre il numero di detenuti che scontano la pena in una regione diversa da quella di residenza. Gli ultimi provvedimenti allo studio del governo nazionale fingono di andare in questa direzione, ma non offrono vere opportunità alle persone detenute, questo perché non viene contemplata la presa in carico del sistema sociale che, come di consueto, è demandata ai soli Comuni nella completa solitudine”. Nelle dieci strutture carcerarie della regione Emilia-Romagna (dati aggiornati al 30 giugno 2024) sono presenti 3.725 detenuti (per una capienza regolamentare di 2.979 posti), di cui 167 donne, mentre in 1.826 sono stranieri. Il problema del sovraffollamento è associato a un aumento sia della diffusione di patologie psichiche e malattie infettive e virali, come ad esempio la tubercolosi, sia di fenomeni di violenza e suicidi. Nel 2024 in Italia ci sono già stati 56 suicidi in carcere, l’ultimo questa notte nella casa circondariale di Venezia. Sul vademecum, per l’Osservatorio carcere della Camera penale di Bologna, Stefania Pettinacci e Chiara Rizzo evidenziano: “È con soddisfazione che presentiamo questa nuova pubblicazione, uno strumento di agile comprensione nella complessa materia dell’ordinamento penitenziario. Spesso le persone detenute si orientano a fatica: le misure alternative alla detenzione, come pure l’accesso ai permessi, presuppongono titoli di reato, entità delle pene inflitte, residuo di pena ancora da scontare e condizioni soggettive molto diversi tra di loro. Avere contezza da subito di quali prospettive possono accompagnare il periodo di detenzione aiuta chi è detenuto a elaborare, laddove è possibile, un progetto e comunque ad affrontare questa fase con chiarezza. Un’informazione preliminare corretta può essere un contributo anche per il lavoro degli operatori interni ed esterni al carcere, chiamati a dare risposte a chi comunque ha diritto a un efficace trattamento penitenziario. Le misure alternative alla detenzione sono provvedimenti restrittivi della libertà personale e incidono sulla fase esecutiva della pena. La loro funzione è quella di dare concretezza all’aspetto della rieducazione”.