13 GIUGNO 2024

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BOLOGNA: Centrale di Suviana, al via l'iter per lo svuotamento della struttura

Dopo il tragico incidente dello scorso 9 aprile, la Regione ha chiesto un impianto tecnologicamente avanzato per prelevare l’acqua entrata nella centrale di Bargi. Circa 50.000 metri cubi di liquidi che verranno purificati, trattati e analizzati prima di essere reimmessi nel lago di Suviana. Con un’apposita ordinanza a firma del presidente Stefano Bonaccini, la Regione ha stabilito le regole per l’adozione della Via, la Valutazione di impatto ambientale, e del Paur, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, attraverso cui si autorizzerà la realizzazione e l’esercizio, da parte di Enel Green Power Italia Srl, dell’impianto necessario a trattare le acque contenute all’interno della centrale. Obiettivo, accelerare il prima possibile le operazioni, al fine di ripristinare lo stato dei luoghi. Regole, modalità e tempi stabiliti dall’ordinanza sono stati illustrati oggi nel corso di una conferenza stampa in Regione; presenti Irene Priolo, vicepresidente della Regione con delega all’Ambiente e alla Protezione civile; Massimo De Stefano, capo di Gabinetto della Prefettura di Bologna; Marco Masinara, sindaco di Camugnano, e Carlo Pignoloni, responsabile Italia di Enel Green Power & Thermal Generation.

La Regione, quindi, approverà la Via e il Paur con decreto del presidente; Enel Green Power Italia Srl ha presentato oggi l’istanza di Paur per avere, entro 25 giorni al massimo, l’autorizzazione dell’impianto. Autorizzazione prevista per il tempo strettamente necessario allo svuotamento della centrale, e comunque non oltre 180 giorni, comprensivi della dismissione dell’impianto e del ripristino dello stato dei luoghi.

Enel Green Power e l’impianto di purificazione dell’acqua

La prima fase di regimazione del livello dell’acqua all’interno della centrale si è conclusa il 28 maggio scorso con la chiusura della paratoia del Gruppo 2, che separa idraulicamente la condotta del manufatto dal lago, tramite l’intervento dei sommozzatori. Parallelamente Enel Green Power ha predisposto un progetto di trattamento in continuo delle acque, finalizzato al completo svuotamento.

Enel Green Power, una volta ottenuta l’autorizzazione unica regionale, avrà l’obbligo di caratterizzare le acque presenti nel manufatto della centrale in base ai parametri indicati, e presenterà gli esiti alla Regione e ad Arpae, prima dell’avvio delle operazioni di scarico delle acque nel lago.

Per rispettare le prescrizioni il progetto prevede la realizzazione di un impianto tecnologicamente avanzato per prelevare l’acqua, che verrà purificata con passaggi successivi attraverso vasche di equalizzazione, filtri a carboni attivi e filtri assorbenti. La restituzione delle acque, filtrate dall’impianto di trattamento, al lago avverrà solo a valle di una serie di controlli stringenti da parte degli organismi preposti sulla qualità delle acque stesse. Acque che presenteranno caratteristiche migliori rispetto alle già buone condizioni ecologiche e chimiche storicamente riscontrate nel lago di Suviana.

Le operazioni per il completo svuotamento della centrale richiederanno circa 6-8 settimane dalla messa in esercizio dell’impianto, una volta concluso l’iter autorizzativo.




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EMILIA-ROMAGNA: Suicidi in carcere, in aumento rispetto al 2023 | VIDEO

Il nuovo Codice ristretto, la guida in versione aggiornata ai diritti delle persone detenute, sarà distribuito in tutte le carceri dell'Emilia-Romagna la mattina di giovedì 18 luglio. Delegazioni composte da amministratori locali, garanti, rappresentanti delle confessioni religiose ed esponenti delle camere penali entreranno nelle strutture carcerarie di Bologna, Reggio Emilia, Parma, Modena, Piacenza, Ferrara, Ravenna e Rimini per consegnare la guida ai detenuti. A Bologna, la delegazione in visita al carcere della Dozza vede la presenza dell'arcivescovo di Bologna e presidente della Cei Matteo Zuppi e del presidente dell’Ucoii Yassine Lafram insieme con il garante regionale Roberto Cavalieri, l’assessore regionale Igor Taruffi, le consigliere regionali Silvia Zamboni e Silvia Piccinini, e il garante di Bologna Antonio Ianniello, oltre a Stefania Pettinacci, Chiara Rizzo, Luca Sebastiani, Milena Micele, Carlo Machirelli, Rosa Ugolini e Antonella Minutiello della Camera penale. Mentre a Rimini la delegazione è composta dalla presidente dell’Assemblea legislativa regionale Emma Petitti, dalla consigliera regionale Nadia Rossi, dal vescovo Nicolò Anselmi accompagnato da Viola Carando della Caritas, dall’Imam Mauro Ballabio e dal garante locale Giorgio Galavotti, oltre che da Annalisa Calvano, Susanna Megna e Martina Montanari della Camera penale. L’iniziativa, organizzata dal garante regionale dei detenuti e dalla Camera penale di Bologna con il sostegno della commissione per la Parità e i diritti delle persone dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, è stata illustrata oggi a Bologna dal garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri nel corso di una conferenza stampa nella quale sono intervenuti anche Federico Amico, presidente della commissione Parità e diritti, nonché Stefania Pettinacci e Chiara Rizzo dell'Osservatorio carcere della Camera penale di Bologna. Alla conferenza stampa erano presenti anche la vicepresidente dell'Assemblea legislativa Silvia Zamboni e la presidente della commissione assembleare Statuto Silvia Piccinini. “Il codice ristretto – spiega il garante Cavalieri – è una guida sui diritti, di facile lettura, per sostenere il detenuto nella comprensione delle modalità di accesso ai benefici penitenziari. Con la distribuzione di questo vademecum a tutti i detenuti presenti in Emilia-Romagna vogliamo sostenere la cultura dei benefici penitenziari e delle misure alternative alla detenzione”. Abbiamo pensato, aggiunge, “a un glossario che racchiuda tutte quelle che sono le possibilità che un detenuto ha rispetto al carcere, a partire dalle cosiddette misure alternative ma anche rispetto alle differenti tipologie di permessi e al lavoro esterno, con una parte dedicata a chi ha problemi collegati alle dipendenze”. Cavalieri affronta poi il tema del sovraffollamento nelle carceri: “In Emilia-Romagna siamo arrivati ad avere 3.700 persone recluse contro i 2.900 posti regolamentari, per questo è necessario l’impegno di tutti, non solo dell’amministrazione penitenziaria, per cercare di portare soluzioni al problema del carcere, a partire dalla valorizzazione delle reti territoriali che si occupano dei percorsi all’esterno rivolti ai detenuti”. Il codice ristretto nella versione aggiornata - conclude il garante regionale dei detenuti - "viene redatto anche in lingua araba e viene integrato con una nuova sezione in cui il detenuto può inserire dati sulla sua situazione carceraria". “La possibilità di scontare la pena lontani dal carcere – evidenzia quindi il presidente della commissione Parità dell'Assemblea legislativa, Federico Amico – è di gran lunga più efficace: fino a quando non cambieranno le condizioni generali che consentono di attuare le misure alternative alla detenzione, quelle dirette a realizzare la funzione rieducativa della pena, anche il problema del sovraffollamento rimarrà irrisolto. Questo anche se si costruissero nuove strutture di reclusione”. “Altrettanto cruciale – aggiunge – è il tema dei detenuti non residenti in regione. Per programmare l’esecuzione delle pene alternative, che preparino a un reinserimento virtuoso, è importante creare le condizioni per ridurre il numero di detenuti che scontano la pena in una regione diversa da quella di residenza. Gli ultimi provvedimenti allo studio del governo nazionale fingono di andare in questa direzione, ma non offrono vere opportunità alle persone detenute, questo perché non viene contemplata la presa in carico del sistema sociale che, come di consueto, è demandata ai soli Comuni nella completa solitudine”. Nelle dieci strutture carcerarie della regione Emilia-Romagna (dati aggiornati al 30 giugno 2024) sono presenti 3.725 detenuti (per una capienza regolamentare di 2.979 posti), di cui 167 donne, mentre in 1.826 sono stranieri. Il problema del sovraffollamento è associato a un aumento sia della diffusione di patologie psichiche e malattie infettive e virali, come ad esempio la tubercolosi, sia di fenomeni di violenza e suicidi. Nel 2024 in Italia ci sono già stati 56 suicidi in carcere, l’ultimo questa notte nella casa circondariale di Venezia. Sul vademecum, per l’Osservatorio carcere della Camera penale di Bologna, Stefania Pettinacci e Chiara Rizzo evidenziano: “È con soddisfazione che presentiamo questa nuova pubblicazione, uno strumento di agile comprensione nella complessa materia dell’ordinamento penitenziario. Spesso le persone detenute si orientano a fatica: le misure alternative alla detenzione, come pure l’accesso ai permessi, presuppongono titoli di reato, entità delle pene inflitte, residuo di pena ancora da scontare e condizioni soggettive molto diversi tra di loro. Avere contezza da subito di quali prospettive possono accompagnare il periodo di detenzione aiuta chi è detenuto a elaborare, laddove è possibile, un progetto e comunque ad affrontare questa fase con chiarezza. Un’informazione preliminare corretta può essere un contributo anche per il lavoro degli operatori interni ed esterni al carcere, chiamati a dare risposte a chi comunque ha diritto a un efficace trattamento penitenziario. Le misure alternative alla detenzione sono provvedimenti restrittivi della libertà personale e incidono sulla fase esecutiva della pena. La loro funzione è quella di dare concretezza all’aspetto della rieducazione”.